FIRENZE, 8 MAGGIO 2001 -
Cristoforo Colombo non scoprì l'America nell'ottobre del 1492, ma sette anni prima. Le
caravelle del navigatore genovese attraccarono sulle spiagge del Nuovo Continente tra la
fine del 1485 e l'inizio del 1486. E la missione di Colombo non fu finanziata dalla
monarchia spagnola, dal re Ferdinando e dalla regina Isabella. A sostenere economicamente
l'impresa fu invece il Vaticano, attraverso una compartecipazione tra il papa Innocenzo
VIII e la dinastia di banchieri dei Medici, che avevano stretti rapporti commerciali e
finanziari con la Santa Sede. Il viaggio di Colombo e dei suoi uomini fu ordinato e
organizzato dalla Chiesa nel massimo segreto.
A sostenere da tempo questa tesi rivoluzionaria è lo storico Ruggero
Marino, che si rifà a due documenti: una mappa ottomana del 1513, ora conservata nel
museo Topkapi di Istanbul, e un'iscrizione sulla tomba di Innocenzo VIII. Nel documento
ottomano, analizzato anche dall'Istituto di studi islamici dell'Università
di Venezia, è scritto che "le spiagge del Nuovo Mondo furono scoperte da un
infedele proveniente da Genova, nell'anno 890 dell'Era Araba". L'anno 890 arabo
corrisponde al 1485-86 del calendario occidentale.
L'iscrizione sulla tomba di Innocenzo VIII, invece, afferma che durante il suo
Pontificato egli "ebbe la gloria della scoperta del Nuovo Mondo". Innocenzo VIII
morì nel luglio del 1492, cioè tre mesi prima della data nella quale gli storici hanno
sinora fissato l'arrivo di Colombo sulle spiagge delle Bahamas. Quell'iscrizione, secondo
Marino, rappresenta dunque una prova concreta: l'America era stata scoperta prima
dell'estate del 1492.
La ricerca, secondo il suo autore, dovrebbe stravolgere uno dei capisaldi della
storia moderna. La tesi di Marino è stata ora ripresa anche dal prestigioso
Times.
Si sostiene anche che Colombo sbarcò effettivamente in America nel 1492. Ma quello
sarebbe stato il secondo viaggio del navigatore genovese, per raggiungere una terra che
già conosceva.
Il documento ottomano al quale Marino fa riferimento è la mappa
di Reis Piri, dal nome dell'ammiraglio della flotta ottomana Piri Ibn Hadji Mehmed.
L'atto, datato 1513, è rimasto sconosciuto per secoli, fino al suo recupero e al
trasferimento nel museo di Istanbul. In quell'antica scrittura potrebbe esserci, secondo
Marino, l'avvio di una nuova storia.

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